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Parliamo, parliamo, parliamo…ma comunichiamo???

Non sempre un malessere interiore, un momento di incertezza, di dubbio, uno stato di indecisione sul cosa fare o come comportarsi,  una difficoltà a relazionarsi in modo sereno con chi ci circonda, nascondono una problematica di tipo psicologico. Ad ognuno di noi capita nella vita di tutti i giorni di dover risolvere problemi che all’improvviso ci appaiono insormontabili, oppure ci sembra di non riuscire a gestire l’ansia o lo stress che ci provoca il dover prendere una decisione difficile, e questo spesso rischia di farci sprofondare nello sconforto e, di conseguenza nell’isolamento.

La solitudine è uno dei mali peggiori della nostra società, che per assurdo mai come in questo momento è bombardata da parole, da immagini, da social media che imperversano, da Twitter che cinguettano e da amicizie che si concedono, senza sapere a chi. Ma tutto questo parlare, nasconde in realtà una totale mancanza di comunicazione. Sì, perchè la prima caratteristica di una buona comunicazione non è il parlare, ma il saper ascoltare. Ma come si fa ad “ascoltare” un messaggino, un collegamento in chat, una mail o un sms? Certo, non è facile farlo e a volte nemmeno gli addetti ai lavori ci riescono.

Eppure, anche questi nuovi modi di relazionarsi, ci dicono qualcosa e ci parlano spesso proprio di solitudine e di isolamento, di ragazzi che non trovano altro modo per stare in compagnia, di bambini che non hanno qualcuno con cui parlare se non un bellissimo tablet, di persone che per sentirsi al centro dell’attenzione e percepirsi parte di un gruppo, si affidano a  comunità virtuali. Ma in tutto questo chi ci rimette è la relazione… questa sconosciuta. Non per nulla nel gergo dei “digitali” si parla di contatti, e un contatto (appunto…) non è una relazione, non è un rapporto, non è un vero scambio, perchè la voglia di parlare, di postare, di twittare, di dire la propria, di proclamare  “mi piace”, “non mi piace” , “non mi piace più”,  sovrasta la voglia di ascoltare chi si ha  di fronte.

Non è quindi una vera priorità quella di recuperare il valore della relazione, dello star bene insieme, ma soprattutto dell’iniziare a star bene con se stessi? Imparare a conoscersi, a guardarsi dentro, a riconoscere le proprie qualità, ad accogliere i propri lati deboli, è il primo passo per risolvere quei problemi di ansia, stress, disagio, sconforto che spesso ci fanno scappare da noi stessi per rifugiarci in un mondo virtuale pieno di immagini, voci, parole, contatti…e di tanta solitudine.

Come dicevo all’inizio di questo articolo, non sempre è necessario ricorrere all’aiuto di uno psicoterapeuta o di uno psicanalista per conoscere sé stessi. Esistono percorsi di formazione individuale, che aiutano a capire quali sono i propri meccanismi relazionali, le mappe mentali che attiviamo abitualmente, i dinamismi psicologici che stanno alla base delle nostre azioni, grazie ai quali acquisiamo consapevolezza di noi e capacità di affrontare e gestire con positività il nostro qui e ora.

Il metodo che uso abitualmente e propongo ai miei clienti si chiama Training 1to1.

Written by Cristiana Clementi