“Il battito del cervello, l’intelligenza del cuore”

Pitturazione: quando formazione e pittura s'incontrano

brochure a brochure

Un progetto formativo ad alta innovazione, dove l’arte diventa spunto e strumento per esplorare la nostra persona: i processi decisionali, la capcità di reazione alle difficoltà, il modo in cui affrontiamo i problemi, i disagi nel ruolo che ricopriamo, nella relazione o nella mansione che svolgiamo. Ma anche, semplicemente, ciò che ci piace, ciò che desideriamo, che rifutiamo o che ci mette a disagio e capirne il perchè.

Basato su uno studio approfondito sul valore che l’arte può rappresentare nelle dinamiche di autoanalisi e nei processi di formazione e sviluppo della propria inteligenza emotiva, il progetto “Il battito del cervello, l’intelligenza del cuore” è stato messo a punto dopo due anni di lavoro, insieme a Luca B. Fornaroli, consulente di organizzazione e processi di internazionalizzazione,

Prima presentazione del Progetto a Cassinetta di Lugagnano (MI) sabato 10 settembre alle ore 18.00, presso lo Studio della pittrice Valentina Canale, in Via Capo di Sopra, 17.

Per info: clementi.cristiana@gmail.com

M. +39 320/4095710

 

In montagna si saluta…in città no. Geolocalizzazione dell’educazione.

passeggiata 3

Abituata a mattiniere e solitarie passeggiate in montagna, con il mio cane, ho deciso di mantenere questa bella abitudine anche rientrata a casa. Ma ho tentato anche un altro esperimento.Sulle stradine di montagna, quando si incrocia un altro camminatore, è normale salutarsi con un cordiale buongiorno, anche se non ci si conosce. Pensavo che, alle sette del mattino, passeggiando lungo il Naviglio immersi nella natura e nel silenzio, imbattendosi in qualcuno che viveva la tua stessa esperienza, sarebbe stato carino salutarlo…. Risultato: 5 buongiorno, 1 risposta. In particolare, incrociando i colleghi di passeggiata: occhi bassi, improvviso interesse per i propri piedi, per l’orologio al polso o, peggio, sguardi persi in orizzonti lotani, immersi in chissà quali urgenti pernsieri. Ma non solo. Salutando per prima (e unica!) mi sono vista osservare con preoccupata attenzione, quasi il mio interlocutore si stesse chiedendo oltre a chi fossi, da quale patologia potessi essere affetta o, quantomeno, quale sarebbe stata la mia prossima mossa (volevo forse qualcosa??).
Qualcuno risponde al mio quesito? Cosa cambia tra un sentiero di montagna ed una stradina di campagna? Quale forma di ipocrita educazione porta un turista cittadino a salutare in montagna, fingendosi un montanaro DOC, e consente allo stesso di non rispondere al saluto di un suo concittadino, una volta rientrato a casa? Se iniziassimo tutti la giornata con un bel saluto a chi incontriamo, senza porci troppe domande su chi lo deve fare per primo, se si fa o non si fa, su cosa penserà chi riceve il saluto ecc. ecc.ma ricordando di essere tutti persone sulla stessa terra…forse le cose andrebbero meglio.
Comunque, fatte queste esternazioni a voce alta al mio cane mentre camminavamo, si è girato, mi ha sorriso…e abbiamo continuato la passeggiata.

RUBRICA: “Quello che non si vuol vedere”

Quando si è i primi…ma non gli unici

io RUBRICA: Quello che non si vuol vedere

 

 

 

magritte-gli-amanti(Gli amanti, R. Magritte)

Quando si è i primi…ma non gli unici

Inutile negarlo: sono tantissime le persone che vivono situazioni affettive complicate.  Prima di arrivare alla separazione spesso passano degli anni e, nel frattempo, si mantengono i rapporti sia con l’attuale coniuge che con la persona con cui ci si è legati. Non è facile per nessuno affrontare queste problematiche: né per chi viene lasciato, né per chi  lascia, né per chi sta accanto ad un compagno non ancora del tutto libero.

E’ proprio in questi casi che risulta ancora totalmente assente un supporto formativo di tipo     emotivo-relazionale che aiuti a superare le difficoltà alla nuova coppia che si sta creando.

Mentre a coniugi, fidanzati, conviventi è logico suggerire di affrontare la crisi rivolgendosi ad uno specialista (consulente matrimoniale, psicoterapeuta, psicologo, consultorio, ecc.), si ha ancora pudore, o paura di sconfinare nell’immoralità, se ci si preoccupa di salvaguardare il benessere di coppie non ufficiali. Spesso ci si limita a osservare, giudicare e, perché no, condannare. Oppure si fa finta di non conoscere il problema, uno di quelli che solitamente capita agli altri, ma a noi…a noi no, non potrebbe mai succedere. Ecco allora che, inconsciamente, preferiamo non vedere, non sapere, non affrontare. Del resto…come si fa ad affrontare con empatia il problema di chi fa qualcosa che non dovrebbe? Già, la sospensione del giudizio, purtroppo, è una pratica ancora troppo poco diffusa nella nostra società.

Pongo l’attenzione su questo particolare problema, non certo per sdoganare il concetto di tradimento o per incentivare lo sfascio delle coppie, ma per onestà intellettuale e professionale.

Le persone che si trovano a vivere situazioni di questo tipo, infatti, non sono affatto poche ed è corretto prendere atto anche di questi spaccati di vita, senza girare lo sguardo dall’altra parte. Quanti si trovano a dover gestire per periodi medio-lunghi situazioni di menage a tre, per i più svariati motivi. Trovandosi però dalla così detta parte sbagliata, accettano di dover pagare lo scotto dello star male, della sofferenza, forse per espiare la colpa che il giudizio di tutti – a volte in primis anche la loro stessa autocensura – fa provare con insistenza. Un disagio molto più diffuso di quanto si creda, al quale nella maggior parte dei casi non si da voce: il Natale da soli a casa, le vacanze separati, il compleanno festeggiato la settimana dopo, il senso di colpa nei confronti della persona con cui si vive, che non ami più ma non odi e, contemporaneamente, lo stesso senso di inadeguatezza  verso chi ami e non puoi ancora vivere.  I silenzi in casa, ma anche quelli di quando esci con il nuovo partner, lo stress delle bugie, lo sforzo per non dire quello che hai dentro, altrimenti si litiga, e non ha senso litigare quando le ore per stare insieme sono così poche. La forza per non discutere quando si rientra a casa e si evitano sguardi e domande. Poi il mal di testa, il mal di stomaco, la depressione, il non uscire più con gli amici, il nervosismo immotivato con i figli, il calo di rendimento sul lavoro.

Essere “l’altro” vuol dire anche tutto questo e ciò accade inevitabilmente quando si è i primi nel cuore di qualcuno, ma non si è gli unici.

A volte si crolla e si sceglie di rinunciare alla nuova relazione, ma il rimedio è forse peggiore del danno: da un lato, non è l’incapacità a reggere la situazione la motivazione giusta per rientrare in famiglia o per lasciare il partner già impegnato e, nello stesso tempo, non è nemmeno giusto iniziare con dei non detti o con dei rancori una nuova storia, che, anche quando le cose saranno risolte, vanterà sempre dei buchi neri che torneranno prepotenti alla prima lite.

E’ per tutto ciò che ritengo utile, in qualunque tipo di circostanza e per qualsiasi tipo di problema, possedere le competenze emotive necessarie per affrontare le criticità.  Sarà poi il nostro libero arbitrio a farci decidere come usarle.

Gli strumenti che ci servono per la sopravvivenza quotidiana sono quelle risorse che possediamo senza saperlo, senza nemmeno averle mai sperimentate: sono le nostre armi personali, armi che non tolgono la vita, ma che al contrario ce la migliorano, perché consentono di viverla con piena consapevolezza, forza e determinazione.

  • Capire cosa si vuole veramente
  • Mantenere alta la propria autostima
  • Affrontare i sensi di colpa
  • Non annullarsi nell’altro ma relazionarsi
  • Comunicare in modo non violento

L’obiettivo dell’essere umano è sempre e comunque il proprio ben-essere e questo non può basarsi su compromessi con sé stessi, su condizionamenti o forzature. La conoscenza delle proprie emozioni e la capacità di gestirle sono ciò che fa la differenza.

 

 

E’ uscito “Il cannibalismo dei ruoli”!!!!

Le riflessioni di un Formatore Emotivo-Relazionale

Il cannibalismo dei ruoli

Il cannibalismo dei ruoli

Pagine: 157
Formato: 140x205mm
Genere: Cultura e Società    Collana: TiPubblica
Anno: 2016
ISBN: 978-88-488-1831-5
Lingua: ITALIANO
Tags: ruolo, emozioni, formazione, relazioni
Disponibile ora
 € 14,00

Quello dei “ruoli” è da sempre un tema particolarmente avvincente e intrigante. Questo libro ci aiuta a indagare sulle motivazioni che spingono persone qualsiasi, nella vita di tutti i giorni, a impersonare ruoli che non appartengono loro, falsando così il naturale svolgersi della vita di relazione. Attraverso l’esame di cinque casi concreti trattati nella sua esperienza di Formatore Emotivo-Relazionale, l’autrice introduce il lettore nel mondo delle emozioni, facendolo partecipare alle sedute formative come uno spettatore invisibile, al quale svela le sue personali riflessioni e suggerisce spunti di ragionamento. “Il cannibalismo dei ruoli”, a metà tra il saggio e il manuale, fornisce strumenti pratici per impostare percorsi formativi, orientati allo sviluppo dell’Intelligenza Emotiva.

  • Sull’Autore

Cristiana Clementi: esperto in Processi di Formazione e Formatore Emotivo-Relazionale.

Laureata in psicologia sociale, presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università di Trieste. Da più di vent’anni progettista e docente in corsi di formazione e comunicazione per le aziende, si è specializzata nella formazione della sfera emotivo-relazionale individuale, realizzando percorsi personalizzati per lo sviluppo e il potenziamento dell’intelligenza emotiva. Tiene corsi sulla gestione delle emozioni e laboratori di gruppo, rivolti anche ai più piccoli. Ha pubblicato articoli e box specialistici in libri e riviste nel settore formazione, neuromarketing e comunicazione. Vive e svolge la sua attività privata a Cassinetta di Lugagnano, dove è anche l’ideatrice dello Sportello di Ascolto e Formazione per i cittadini.

E’possibile ordinare il libro in tutta Italia
Come ordinare:
- nelle 4.000 librerie aderenti al circuito Messaggerie Libri (come ad esempio La Feltrinelli, Giunti, Ubik, Mondadori, Rizzoli, Libraccio, Hoepli, Gruppo Arion di Roma ecc.).
- sui principali siti di vendita di libri on-line (ibs.it, amazon.it, deastore.com, hoepli.it, lafeltrinelli.it, libreriauniversitaria.it, unilibro.it, webster.it, ecc.)
- e sulla vetrina del sito lampidistampa.it 
 

Formazione e MKT turistico

I ragazzi promuovono il territorio attraverso una Guida Emozionale

 

foto progetto

 

Sì, proprio una bella sfida per un formatore emotivo-relazionale: rendere consapevoli i ragazzi  delle emozioni che il territorio suscita in loro e farli entrare in possesso delle competenze relazionali necessarie per  comunicarle ad un turista curioso.

A Premilcuore, piccolo paesino in provincia di Forlì, al confine tra Romagna e Toscana, un’Amministrazione lungimirante ha scelto di affidare a formatori ed esperti di marketing digitale il lancio del territorio a livello locale, nazionale ed internazionale.

Questo progetto, studiato e realizzato insieme ai miei due colleghi Paolo Poponessi, formatore, scrittore e giornalista, e Massimo Giordani, uno dei massimi esperti italiani di Strategie Digitali, vicepresidente di AISM e responsabile del Dipartimento di MKT Turistico, ci vedrà impegnati per i primi sei mesi del 2016.

Lo stimolo maggiore che mi deriva da questo incarico è proprio il confronto con i ragazzi: i bambini di quarta e quinta elementare e i ragazzi delle tre medie si troveranno coinvolti in una vera e propria attività di marketing, per invogliare i turisti a visitare Premilcuore. La consegna che ho dato loro fin dal primo incontro è stata quella di “osare”: non dovranno rimanere ingabbiati nei vecchi schemi delle guide turistiche tradizionali, ma interrogarsi sulle emozioni che il territorio suscita in loro, farle emergere e cercare di comunicarle a chi, in virtù della curiosità suscitata e dell’empatia provata, potrà diventare il turista perfetto.

“Valorizzare e comunicare” sono le parole chiave che danno il titolo al progetto, ma come ha suggerito qualcuno, potremmo tranquillamente dire: “Valorizzare è comunicare”

A giugno, per la presentazione dei lavori!

 

Conferenza stampa 1LaVoce622016 copia

 

CorriereRomagna622016Carlino622016articoloMassimo GiordaniSottoprogetto 2Sottoprogetto 1Il progetto

Mettiamo “in gioco” le emozioni!

Laboratori estivi per lo sviluppo dell'Intelligenza Emotiva nei bambini

 

Prenderanno il via a settembre, a Cassinetta di Lugagnano (MI), due laboratori interattivi dedicati ai bambini tra i 6 e gli 8 anni e tra i 9 e i 12 anni.

Emozioni                                                               Ogni corso prevede 2 giornate di laboratorio interattivo, dalle 9.00 alle 12.00, all’interno del quale, sotto forma di gioco, verrà affrontato il tema delle Emozioni.

L’obiettivo è quello di rendere consapevoli i bambini delle emozioni che provano, insegnar loro a gestirle correttamente e influenzare positivamente la loro autostima, sviluppando le loro abilità di creare relazioni non conflittuali.

Per informazioni e iscrizioni, contattatemi pure attraverso il sito (rubrica Contattami) oppure via mail: clementi.cristiana@gmail.com

 

Formazione in azienda

La solitudine...dei numeri 1!

Sono stata interpellata dall’Associazione Italiana Verniciatori (ANVER), per discutere insieme a loro di un aspetto “caratteriale” legato agli esponenti del settore. Da qui è nato lo spunto per pensare ad una particolare attività formativa dedicata in particolare al mondo della verniciatura, ma estendibile a molte altre tipologie di aziende,  volta ad affrontare insieme agli interessati le problematiche di natura emotiva, relazionale, comunicativa legate alla figura dell’imprenditore. L’attuale periodo storico non ci consente più di applicare i vecchi schemi mentali che garantivano il successo all’impresa: è diventato indispensabile fornire al manager quegli skills necessari ad affrontare emotivamente crisi, problematiche, demotivazione personale o dei collaboratori, stress e…perchè no, anche il successo.

Da qui, il mio articolo.

Fino ad oggi si è ritenuto che possedere talento tecnico, competenze specifiche, risorse economiche, fosse la ricetta per un sicuro successo imprenditoriale. Ma in un periodo storico e in uno scenario lavorativo come quello attuale, tutto ciò, pur se necessario, non è più sufficiente. Gli imprenditori, sempre più frequentemente, si pongono interrogativi su quali siano le strategie vincenti, le tecnologie migliori, gli investimenti più sicuri, ma spesso non trovano risposte convincenti e avvertono un senso di solitudine e smarrimento, che li vede sommersi nelle loro problematiche, senza un valido strumento per reagire allo sconforto e, perché no, al panico che può venir generato da un momento di crisi lavorativa. Per risultare “vincenti” oggi, diventa indispensabile adottare un nuovo stile di pensiero, o meglio, un nuovo approccio mentale al ruolo che si ricopre. La figura dell’imprenditore richiede attualmente una capacità di adeguamento al sistema lavorativo e alle esigenze di mercato, che presuppone doti interiori non comuni, ma soprattutto specifiche abilità nel rapportarsi diversamente, in primis con sé stessi e, secondariamente, con gli stereotipi e gli schemi mentali appresi, tramandati e praticati sino ad oggi nello svolgimento della propria attività. Ciò che oggi conta davvero è un diverso modo di essere intelligenti, ovvero quel particolare talento che ci consente di mettere in discussione una concezione limitata, e superata, di quelle che sono le capacità utili sul lavoro, concezione secondo la quale “la competenza tecnica é tutto”.

Il cambiamento, soprattutto quello personale, non è mai facile, ma è possibile.

La prima resistenza da vincere è proprio quella al cambiamento stesso. La più grossa difficoltà a modificare qualcosa in noi o nelle nostre abitudini, nei nostri schemi mentali o comportamentali, per assurdo è provocata proprio dalle numerose semplificazioni che la tecnologia ci ha fornito negli ultimi decenni. L’attività cognitiva del nostro cervello è andata via via impigrendosi, grazie al continuo progresso tecnologico che ci ha concesso di ottenere i massimi risultati con il minimo sforzo. Ma, se da un lato questo ha fornito degli indubbi vantaggi, dall’altro ci ha progressivamente portati ad una sorta di inerzia, ad un impoverimento del pensiero e ad un depauperamento del linguaggio e, di conseguenza, ad una diminuzione delle capacità analitico-concettuali e creative, indispensabili invece per raggiungere soluzioni evolute e qualitativamente efficaci e produttive.

Dobbiamo quindi iniziare da un lavoro su noi stessi per sviluppare tutte quelle doti e abilità interiori “sopite”, che ignoriamo di avere, ma che ci consentiranno di raggiungere la consapevolezza, l’equilibrio, la motivazione e il coraggio necessari per diventare e rimanere…dei numeri 1!